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Titolo opera: Voglio il mio cappello!
Età consigliata:  dai 5 anni
Autore/Illustratore:  Jon Klassen
Editore:  Zoolibri
Anno di pubblicazione:  2012
Copertina rigida, 40 pag.
Prezzo: 15,00€
Pro: umoristico, chiaro, ben illustrato
Contro: –

ECCO A VOI LA TRILOGIA DEL CAPPELLO

Premetto che quando si tratta di Klassen non sono obbiettiva, soprattutto quando si arriva alla trilogia del cappello che mentre sto scrivendo riposa nella mia libreria <3. Sto parlando di :

Nel caso di “Voglio il mio cappello!” (come anche negli altri libri della “saga”) la vicenda è apparentemente semplice: un orso ha un cappello conico, rosso, al quale tiene molto…e purtroppo lo ha perso!

…O così crede, dal momento che in realtà il cappello gli è stato rubato.

L’orso inizia così ad interrogare vari animali che potrebbero aver vito il cappello fino ad arrivare ad un coniglio, il quale nega di sapere dove sia il cappello proprio mentre lo sta indossando!

L’orso, appena se ne accorge, divora il coniglio, subito dopo uno scoiattolo arriva da lui, chiedendogli se per caso abbia visto un coniglio che indossava un cappello, e cosa fa l’orso? Nega fermamente, pur stando seduto nello stesso punto in cui fino a poco fa stava il coniglio!

Il libro si chiude con un orso soddisfatto…con il suo cappello di nuovo in testa.

UN LIBRO SOLO APPARENTEMENTE SEMPLICE

Semplice no? No, perché come ho detto con Klassen la semplicità è solo apparente.

Innanzitutto non sarà difficile notare che nei suoi libri i personaggi mentono, non sempre, ma a volte sì, quando gli conviene, esattamente come farebbero degli esseri umani nel mondo reale. Le loro bugie sono tuttavia palesate dalle illustrazioni che talora sono in forte contrasto con il testo.

Questo è secondo me uno dei motivi per cui i libri di Klassen  piacciono tanto ai bambini: qui gli animali morbidi e dolci e le atmosfere color pastello, così come l’ambientazione infantile sono solo di facciata. Decorano il libro, ma non lo costituiscono.

No, il cuore degli animali di Klassen è lo stesso dell’uomo, senza sdolcinatezze o edulcorante, per questo fanno risuonare le corde del cuore del lettore. Sono personaggi universali in cui ognuno può riconoscersi, perché diciamolo: chi non ha mai detto una bugia?

E questo vale anche per i bambini, anzi, il tema li tocca da vicino soprattutto verso i 4/5 anni, proprio l’età in cui  andrebbe letto questo libro.

AFFRONTA IL TEMA DELLA BUGIA

Dunque i personaggi mentono, non per gusto o cattiveria, ma per convenienza, e sono sbugiardati dalle immagini, ma non solo.

I personaggi che mentono sono molto più verbosi di quelli che dicono la verità, come se dovessero convincerci e convincersi  che quello che stanno dicendo è vero. Proprio come farebbero le persone reali, si tradiscono da soli.

I personaggi sono vivi, vivi perché la storia, seppur stampata sulla carta, rimane in qualche modo aperta.

C’è una scena particolare in cui l’orso e il coniglio “ladro” si fissano. Non ‘è testo, solo silenzio.

Il coniglio ha in testa il cappello, e sa che l’orso lo ha visto.

Ecco, in quel momento lui potrebbe restituire il maltolto, scusarsi  però decide di non farlo: che quella scena rappresenti un momento di scelta cruciale è stato confermato dallo stesso autore durante uno workshop il cui video è possibile trovare online. Stando alle parole dello stesso autore è in quel momento che l’orso “perde le staffe”… e guardando l’immagine, questo è quello che noi  lettori percepiamo.

Se masticate l’inglese guardate lo workshop: assolutamente consigliato.

INSEGNA A RICONOSCERE I CAMPANELLI D’ALLARME

Un altro dettaglio che non avrei mai notato se a rivelarlo non fosse stato lo stesso Klassen è che  il “ladro” è anche l’unico animale a danneggiare l’ambiente intorno a lui, come testimoniato dai rametti spezzati che lo circondano! Si tratta di un dettaglio che è per l’appunto questo: un dettaglio. Non è evidente, non pretende di farsi notare e non assale il lettore con la sua autoevidenza. Quei piccoli rametti spezzati  sono lì solo per il lettore attento, così come nella vita reale, in situazioni di pericolo,  i “campanelli d’allarme” sono lì solo per coloro che li sanno cogliere, mentre altri li ignorano. 

I libri di Klassen ci parlano della vita con un linguaggio che è lo stesso della vita e per il quale la favola non è che un travestimento.

COSA NE  PENSO, E INFINE: LO CONSIGLIEREI?

I personaggi hanno occhi con pupille che si muovono a seconda di dove il personaggio guarda, di cosa lo interessa, di cosa teme. E proprio perché questo linguaggio è universale a volte il testo non serve, e se non serve non è presente…ma noi capiamo. E il bambino capisce. Il linguaggio del corpo è universale, è il primo che impariamo ancora prima di avere la parola, e non ha bisogno di spiegazioni.

I personaggi di Klassen sono complessi, pieni di contraddizioni, desideri, piccoli piaceri colpevoli (come rubare un cappello e continuare a negare di averlo fatto anche  in faccia all’evidenza), ma allo stesso tempo sono trasparenti possiamo vedere attraverso tutti questi strati e in ognuno trovare qualcosa di noi.

Ci guardano con i nostri occhi. E li possiamo capire. Tifiamo per loro, e quando sbagliano, siamo indulgenti nel giudicarli.

Il bambino piccolo non penserà tutto ciò che ho scritto,quando gli legggeranno il libro. Tutti questi pensieri saranno anni luce da lui.

Ai livelli più elementari, diciamo 3/4 anni riderà delle evidenti contraddizioni, o perché l’orso, all’inizio, non si accorgerà del cappello piazzato in bella vista sulla testa del coniglio.

Verso i 5/6 anni avrà una visione d’insieme della situazione descritta, e lo farà ridere la battuta finale dell’orso che parlando allo scoiattolo riutilizzerà ironicamente le parole che precedentemente gli erano state dette proprio dal ladro. (perché finalmente riuscirà a cogliere l’ironia).

A 22 anni, il bambino riderà ancora, non più per l’ironia del testo in sé, ma per tutte quelle cose che non aveva notato prima e perché dopotutto, quel libro su un cappello aveva ancora qualcosa da dirgli…e forse scriverà un articolo…su un blog… da qualche parte nell’internet.