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Titolo opera: Toh, un cappello!
Età consigliata:  dai 5 anni
Autore/Illustratore:  Jon Klassen
Editore:  Zoolibri
Anno di pubblicazione:  2016
Copertina rigida, 56 pag.
Prezzo: 14,60€
Pro: umoristico, chiaro, ben illustrato
Contro: è l’ultimo della saga (ma forse è meglio così 🙁 )

 

TRAMA  DI “TOH! UN CAPPELLO!”

Oggi tocchiamo un altro lavoro di quel “Mostro sacro” della letteratura per l’infanzia che è Klassen.
Toh! Un cappello!” è il terzo e ultimo libro dell’autore a tema “cappelli” e senza dubbio il più conciliante.
Degli altri due abbiamo già toccato “Voglio il mio cappello!” e abbiamo visto come quest’ultimo non preveda un “lieto fine”.
Certo, il cappello rubato torna nelle zampe del suo legittimo proprietario, ma nell’universo di Klassen nessun delitto rimane impunito, e le punizioni sono tutt’altro che leggere.
Se è vero che questo meccanismo si avvicina molto a quella che potremmo definire una “morale” nel senso classico del termine, è anche vero che gli animali protagonisti delle storie di Klassen sono tutt’altro che moralmente “retti” e spesso e volentieri (come del resto fa la maggior parte di noi) si lasciano cadere in tentazione e sbagliano.

IL FASCINO DEL CAPPELLO

Sono seria, se sostituissimo “cappello” con “mucchio di soldi” e “orso” con “uomo” potremmo trarre dai libri di Klassen delle ottime trame per dei Blockbuster Hllywoodiani. Fin dove sei disposto a spingerti per un cappello?
Questa è la domanda alla quale dovrà rispondere una coppia di tartarughe che, passeggiando nel deserto, si imbatterà in un cappello abbandonato. Le tartarughe, ci viene detto fin dall’inizio, sono ottime amiche e fanno tutto insieme, ma loro sono in due e il cappello è UNO SOLO senza contare che dona a entrambe.

Una non ha dubbi: l’unica soluzione è dimenticarsi del cappello…. l’altra però…non pare troppo convinta.

CON TOH!UN CAPPELLO!  IL SIPARIO SI CHIUDE SULLA TRILOGIA

Io amo i libri di Klassen: amo il modo in cui i rende i personaggi espressivi attraverso gli occhi, amo il mondo in cui gli animali sono umani, al punto da essere a volte, nel loro piccolo, anche meschini e amo anche le eccezioni a queste regole.

Sì perché quando qualcosa si ripete sempre uguale a sé stessa (per quanto ci piaccia) dopo un po’ è inevitabile che essa inizi ad annoiarci.

Ma l’autore, che sta sempre un passo avanti a noi, questo lo sa, non è un caso infatti che questo libro chiuda la saga del cappello e che lo faccia sorprendendoci, ossia venendo meno a quelle stesse regole che hanno caratterizzato la saga nei precedenti capitoli.

“Toh! Un cappello!” è in qualche modo un saluto, con il quale gli animali e i loro cappelli prendono congedo da noi. Per chi conosce ed apprezza gli altri due titoli “Toh, un cappello!” ha il sapore di un sipario che si chiude e lo fa… sorpresa delle sorprese, con quel pizzico di dolcezza che era assente negli altri due volumi.

LO CONSIGLIEREI?

Sì, assolutamente sì, a patto che si siano letti anche gli altri due libri.

Perchè se è vero che è più dolce dei suoi predecessori “Toh, un cappello” non ha la loro pungente ironia, e pur essendo un modo perfetto di finire la saga fa un po’ fatica a reggersi sulle sue gambe in solitaria.

Può comunque essere una godibile storia sull’amicizia per carità, ma rende al massimo come complemento a “Voglio il mio cappello” e “Questo non è il mio cappello”.

Alcuni elementi comuni rimangono, com’è tipico di Klassen, ha grande importanza il linguaggio non verbale che contrasta a volte in maniera molto forte con il testo.

Questa discrepanza fra parte testuale e parte figurativa è e rimane una delle caratteristiche principali dei lavori di Klassen, come anche i colori e il modo particolare in cui vengono usati i pennelli digitali (che l’autore ha dichiarato di essersi creato da solo!).

Un’altra curiosità sul mio autore preferito (nel caso non si fosse notato nutro sentimenti di ammirazione molto forti nei confronti di quest’uomo e del suo lavoro) è che a quanto pare, gli piace particolarmente disegnare le tartarughe, soprattutto in ambienti rocciosi poiché – parole sue – C’è una particolare somiglianza fra le une e gli altri.

Chi si stesse chiedendo il perché dell’ambientazione ha quindi la sua risposta.

Comunque niente da dire, con Klassen non resta che chinare il capo e togliersi il cappello, sperando che nessuno ce lo porti via!