(3,5 / 5)

Oggi, mie care lettrici e mamme, torno a parlare di libri con l’ultima segnalazione che ci avete inviato a Bibuk.

Negli articoli precedenti avevo annunciato che sarei stata meno presente causa esami. (Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, li ho superati per fortuna 🙂 ). 

Comunque, il libro in questione è “Matilde cuore di pane”, titolo del 2018, della casa  Errekappa Edzioni, scritto dall’autrice Nadia Levato e illustrato da Milena Scardigno.

…Quindi, senza ulteriori indugi, andiamo a conoscere Matilde Cuore di Pane!

UNA FIABA CLASSICA DAL SAPORE DOLCE

La narrazione si apre come in una classica fiaba:  in un mondo fatato abitano Matilde, detta “Cuore di pane” per la sua bontà, e la madre, che è solita ripetere alla piccola quanto lei sia buona e in grado di portare felicità anche dove non c’è.

In effetti Matilde è davvero una bambina buona, e avrà la possibilità di dimostrarlo quando farà capolino nella sua vita una regina triste, dall’aspetto trasandato e dalla corona di carbone. 

La regina è tragicamente infelice perché nessuno ha mai fatto qualcosa di gentile per lei e il vento le sussurra costantemente all’orecchio frasi crudeli riguardanti il suo aspetto fisico. 

La regina infatti ha un problema all’occhio per il quale viene presa in giro fin dall’infanzia, ed è convinta che sia proprio il suo aspetto a far allontanare da lei le persone. Rimane quindi molto stupita dalla reazione di Matilde, che invece di fuggire, va a cercarla nel suo castello e le offre quel senso di vicinanza e quell’amore di cui aveva bisogno per rifiorire. 

Alla fine del libro, grazie all’amore di Matilde, la regina è una persona nuova, e questo si riflette anche nell’aspetto di lei, tanto che un giorno è la stessa Matilde a guardarla negli occhi e a dirle quanto sia bella.

LA MIA OPINIONE

Matilde Cuore di pane è un buon titolo, sia per quanto riguarda le illustrazioni che la trama, una fiaba “classica” da leggere prima di andare a dormire.

I toni dolci la rendono adatta ai bambini più piccoli, sebbene il linguaggio a volte complesso, renda il titolo consigliabile a bambini di età non inferiore ai 7 anni.

Non sono inoltre una grande fan delle similitudini soprattutto se abbondano, ma lo stile è questione di gusti e nel complesso la presenza di molte figure retoriche non è di ostacolo alla lettura.

Quello che mi lascia un attimo perplessa è la “morale”, in maniera simile fra l’altro a quanto accaduto con l’Omino del pigiamino.

Si vorrebbe comunicare l’idea che i bambini possono aiutare anche gli adulti in difficoltà, grazie al loro cuore buono e riconoscere le “regine” (forse le mamme?) anche quando indssano corone di carbone.

Da un lato trasmettere al bambino il messaggio che il suo contributo alla vita altrui è valido e può fare la differenza credo sia una cosa molto positiva, dall’altro non amo molto i concetto degli adulti che hanno bisogno dell’aiuto del bambino per “migliorare” o  rimettere a posto la loro vita. (Come la regina che senza la “validazione” e l’aiuto di Matilda sarebbe rimasta a compiangersi per sempre nel suo castello). Non lo so, ho sempre i dubbio che questo tipo di messaggio responsabilizzi troppo il piccolo, facendolo sentire “responsabile” del benestare degli adulti intorno a lui. Comunque qui  non si calca molto la mano si questo punto che resta abbastanza “sottinteso”  e penso che il libro possa essere preso come un semplice invito a comportarsi bene e ad essere gentili con il prossimo (cosa che non guasta mai).

Un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ dubbiosa è la caratterizzazione di Matilde, che a parte l’essere buona e brava, non sembra abbia molte caratteristiche che la contraddistinguono, la classica protagonista perfetta che, almeno ai miei occhi, proprio per questo non è riuscita a spiccare. In tal senso ho trovato molto più interessante e definito il personaggio della regina.

Ha un problema (il suo aspetto, e la “voce del vento che la tormenta”) ha un passato, che ci viene accennato, e ha un’evoluzione. Il suo personaggio alla fine della storia ha appreso qualcosa, si è migliorato: è cambiato. 

Almeno a mio avviso, è lei la vera protagonista, mentre Matilda, proprio in quanto perfetta dall’inizio alla fine , non impara nulla , non cambia in nulla, non ha alcun problema e non sbaglia mai (dopo un solo incontro con la regina sa già cosa serve a farla stare meglio). Sembra quasi essere uno “strumento” inserito nella trama solo perché la regina possa “evolvere” e per questo viene oscurata.

Il tutto però non toglie niente alla storia, comunque di gradevole lettura e dalla trama semplice e accessibile ai bambini.

Vi consiglio di darci un’occhiata e giudicare voi stesse 🙂