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Quando ero più giovane l’essere “fuori dal gruppo” significava soltanto un duro regime di esclusione sociale: poi le serie Tv, lo sdoganamento della subcultura nerd ecc… hanno reso “figo” l’essere degli “sfigati”… degli outsider.

Anche le figure di riferimento della cultura POP sono cambiate: adesso si tifa per quelli che erano “controcorrente” rispetto alla loro epoca. Si insegna ai bambini il pensiero divergente. Voglio dire “Big Bang Theory” per un periodo è stata la serie di cui parlavano tutti, i film della Marvel trascinano al cinema le masse e anche la storia e l’arte non sono immuni da queste mode.

Nemmeno l’editoria lo è. Dalla “rivisitazione” della figura di Frida e dalle nuove esigenze di mercato nascono libri come questo, che alla fine non sono che copia e incolla, pigro e inutile esercizio di stile. 

Lo ammetto, ero al settimo cielo quando la biografia di Frida è uscita sotto forma di  filmone hollywoodiano con attoroni patinati (Dio sa quante volte l’ho visto <3 🙂 ), ero contenta anche quando hanno iniziato a uscire le magliette, poi i cuscini, le stampe, i mug della colazione, gli orecchini e i sandali e i portasigarette e chi più ne ha più ne metta. …Ma penso di aver raggiunto il punto di saturazione.

E QUI ARRIVIAMO AL LIBRO DELLA GALLUCCI

Va detto che a me i libri della Gallucci generalmente piacciono e non è neanche colpa loro il volersi buttare su un “carro” dal quale tutti bene o male stanno guadagnando qualcosa. Forse se questo libro mi  è rimasto impresso più di altri è per il testo “vuoto” che funge quasi da riempimento fra una figura e l’altra o perché, per me, è arrivato in un momento in cui ero già stanca.  Stanca di questa moda, stanca di libri fatti tanto per vendere qualcosa.

E INFINE COSA SAPPIAMO DEL MESSICO? COSA VOGLIAMO SAPERE?

Un’altra cosa che mi infastidisce abbastanza di quest’ondata di “Frida-mania” libri e oggettistica varia collegata è che trivializza la cultura messicana, la impoverisce, perché a parte Lei non conosciamo altro, non vogliamo conoscere altro.

Non metto in dubbio che uno possa in ogni caso farsi una cultura personale e conoscere quel Paese, se vuole … ma grazie a questa moda la prima cosa a cui si associa il Messico è Frida, quello e il Dia de los Muertos.

Anche la Disney ha cavalcato l’onda con “Coco”, che ho visto, ed è un bellissimo film, ma (forse anche a torto) la mia impressione è che stiamo facendo un “distillato” della cultura messicana da infilare nei nostri prodotti culturali, e penso che non sia giusto. Davvero possiamo ridurre un’intera cultura a 2-3 elementi “rilevanti”?

Il fatto che questo libro: “Frida e Diego: una favola messicana” sia ambientato proprio durante il Dia de los Muertos non ha certo aumentato la mia simpatia per il titolo, facendomelo percepire come ancora più “pigro” e “scontato” anche quando cerca di dipingerci in qualche modo le usanze locali.