(5 / 5)
Titolo opera: Il principe tigre
Età consigliata: dai 7 anni
Autore/Illustratore: Chen Jiang Hong
Editore:  Babalibri
Pagine: 48
Prezzo: 18 €

 

Prima di tutto mi scuso con i lettori del blog per la latitanza di questa settimana. 🙁

In Servizio Civile ci stiamo dando molto da fare e i diversi progetti portano via tempo che altrimenti avrei dedicato al blog. Il lato positivo però è che ho per le mani sempre più libri di cui potervi parlare, anche se il titolo che ho scelto oggi non rientra fra le “novità” che ho scoperto recentemente. Tutt’altro.

Per molti aspetti lo si potrebbe definire un “classico”. Ed è in circolazione da un buon decennio quindi c’è la possibilità che molti se lo siano già trovato fra le mani. Bando alle ciance e andiamo subito a parlare di “Il principe tigre”, dell’autore Chen Jiang Hong.

UN INNO ALL’AMORE MATERNO

Con Il principe tigre ho un rapporto abbastanza particolare perché assieme a Nel Paese dei mostri selvaggi è stato uno dei primi titoli su cui mi hanno formata. Ricordo la meraviglia di fronte alle illustrazioni e come, per un primo tempo almeno, lo portassi con me praticamente ovunque quando dovevo fare una lettura.

“Il principe tigre” stava a me come la coperta stava a Linus, se volete. Ora naturalmente le cose sono cambiate, anche perché non c’è una singola biblioteca nel raggio di chilometri dove io, o una mia collega, non abbiamo portato questo libro in tourneè.

Ma cos’è il principe tigre in poche parole? Qualcuno potrebbe dire che è la storia di Wen, giovane principe che viene portato in una foresta e cresciuto da una tigre.

Qualcun altro potrebbe dire che è la storia della tigre, a cui dei cacciatori hanno ucciso i cuccioli, e di come essa ritrovi in Wen i piccoli che ha perduto e la capacità di provare, di nuovo, amore.

Altri ancora potrebbero concentrarsi sul lato “storico-culturale” e sottolineare come il racconto abbia origine da un ritrovamento archeologico, che lo ha in qualche modo ispirato. Tutte queste persone avrebbero ragione, ma quello che rende questo libro davvero potente è che alla base è un potente inno all’amore materno in tutte le sue forme, oltre che una storia di guarigione, quella della tigre, che grazie a Wen è in grado di colmare in qualche modo il vuoto causato dall’assenza dei suoi cuccioli e andare avanti.

UN LIBRO CHE TOCCA TEMI UNIVERSALI

Forse non è un libro immediato nel contesto: dopotutto è pur sempre ambientato nella Cina imperiale e alcuni costumi risultano di difficile interpretazione per i bambini più piccoli come dimostrano domande quali: “Se quello è l’imperatore perché non ha la corona? Come fa la vecchietta a leggere il futuro nel bambù? O addirittura: Cos’è il bambù?

Però la storia che racconta arriva al mittente con tutta la sua carica narrativa proprio perché se all’esterno, per stile grafico e contesto, il libro è strettamente legato alla Cina, all’interno, per quanto riguarda i sentimenti che trasmette, è universale.

Non è certo un libro “facile” o divertente e tratta argomenti come la perdita, il dolore, la collera, ma anche il perdono, la riconciliazione e l’amore filiale.

Il principe tigre tocca temi anche importanti, ma lo fa senza esplicitarlo, senza pretese didattiche, senza “morali di sorta”. Non giudica e non impartisce nessun insegnamento, semplicemente ci permette di assistere alla storia di Wen e della tigre. 

Il libro non ci dice “che emozioni provare” ma ce le fa provare e basta. Questo, a mio avviso è ciò che lo distingue da tanti titoli con caratteristiche simili. Se vorremmo trarne qualche insegnamento saremo liberi di farlo, ma starà a noi (e ai bambini) scegliere.

NON DEMONIZZA I SENTIMENTI NEGATIVI:

VA BENE ESSERE ARRABBIATI

Quando si parla di bambini è naturale per molte persone mettere in campo il loro istinto di protezione nei loro confronti (parlando  di tigri!), ma un’eccessiva protezione non è sempre la cosa migliore, anche e soprattutto quando si parla di emotività.

Un bambino che non viene  mai a misurarsi con situazioni conflittuali e conseguenti emozioni negative sarà un adulto che non saprà gestire queste situazioni. Tragicamente impreparato a vivere con gli altri e incontrarsi/scontrarsi con loro.

C’è stato un periodo in cui si preferiva non parlare ai bambini di argomenti ritenuti “negativi” come la morte, la povertà, la guerra… Ho perfino sentito parlare di certe versioni di “Cappuccetto rosso” in cui la nonna invece che venire mangiata con tanto di cuffietta veniva semplicemente nascosta sotto il letto o nell’armadio!

Ognuno è libero di scegliere l’approccio che preferisce nell’educazione della propria prole, ma dal mio punto di vista un approccio di tipo “evitante” dove i problemi  che caratterizzano il mondo al di fuori della famiglia vengono nascosti o ignorati, sul lungo termine non ripaga.

Si lascia ogni singolo bambino, che prima o poi verrà in contatto con episodi e sentimenti sgradevoli, da solo di fronte al problema e al quesito di come trovare una soluzione.

DALLA RABBIA ALLA PACE RITROVATA, 

MA SENZA “DOLCIFICANTE”

I sentimenti negativi dovrebbero essere discussi e affrontati, ma questo  non è possibile se ci si rifiuta di riconoscerne l’esistenza. In u certo senso uno dei pregi di questo libro è proprio che evita di demonizzare i sentimenti negativi provati dalla tigre, come odio e rancore, né nasconde che essa divora uomini e bambini, né edulcora in qualche modo la morte dei cuccioli di tigre, che ci viene presentata fin dalla prima pagina senza eufemismi. Non ci viene detto “volati in cielo” oppure “scomparsi” oppure “spariti”. Ci viene detto che “sono stati uccisi” perché questa è la verità e in qualche modo rende la rabbia della tigre più credibile. Proprio questo dà maggior forza al momento in cui la tigre, finalmente si placa.

LA MADRE DELLA GIUNGLA

E QUELLA DEL PALAZZO

Con mia grande sorpresa qualcuno ha interpretato il testo come “pro famiglia non tradizionale” (qualunque cosa una dicitura del genere possa significare) o comunque “pro-adozione” in quanto ovviamente Wen è adottato dalla tigre, e ad un certo punto si rivolge alla tigre e alla sua madre biologica chiamandole rispettivamente “la madre della giungla  e quella del palazzo” e supportando quindi in qualche modo l’idea che si possano avere due madri di tipo diverso. Una biologica e una che non lo è. Onestamente ho lasciato questo paragrafo per ultimo perché non mi sembrava che il supporto all’omogenitorialità rientrasse nel novero dei temi trattati dal libro e anche se è vero che “si potrebbe anche leggerlo in questo modo” la mia impressione è che si sia trattato di una scelta di parole casuale piuttosto che di una presa di posizione dell’autore sul tema.

Comunque visto che in Italia restano pochi i libri che trattano l’argomento e che quei pochi non sono vere e proprie storie coinvolgenti salvo rare eccezioni, quanto piuttosto piccole “guide” per spiegare al bambino cos’è l’omosessualità ( quasi in maniera “scolastica”) e che questo testo potrebbe comunque fungere da spunto per una discussione valeva la pena nominare anche questo punto. Non è minimamente un libro specifico sull’argomento tuttavia per chi fosse interessato ai temo LGBTQIA+ consiglio invece la casa editrice “Lo Stampatello” con le avventure di Piccolo uovo illustrate da Altan. Altri titoli potrebbero essere:

  • Il matrimonio dello zio (sempre di “Lo Stampatello”)
  • E con Tango siamo in tre ( Edizioni Junior, ispirato alla storia vera di due pinguini che hanno adottato un uovo)