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Dopo fin troppi giorni di inattività passati per lo più a fare i conti con lo shock culturale, si torna a parlare di libri 🙂 confesso che non vedevo l’ora anche perché a furia di parlare della mia permanenza in Germania  Bibuk cominciava ad assomigliare fin troppo ad un travel blog.

Anche questo ritorno però non poteva prescindere dalle mie esperienze personali e date la mia posizione geografica e la data odierna, il libro più adatto a ripartire non poteva che essere “Der Struwwelpeter” o “Pierino Porcospino” come vuole la  versione italiana.

Questo libro è degno di nota per una serie di motivi, ma il principale sono le storie e soprattutto le illustrazioni che contiene, che per noi italiani risultano a dir poco “curiose” se vogliamo usare un eufemismo.

Mentre ero ancora in Italia conoscevo la sua fama in rete  e l’idea che me ne ero fatta non era buona.

Io amo i libri per bambini e di solito “non giudico dalla copertina” o dalle sole illustrazioni, ma potete darmi torto? Voglio dire, qui a lato è riprodotta una delle immagini più iconiche del libro (se si esclude lo Struwwelpeter/Pierino in copertina) ...ed è una bambina in fiamme.

Non avendo accesso al testo non credo mi si possa giudicare per aver avuto un iniziale senso di orrore nei confronti di uest’opera.

UN PRIMO IMPATTO TRAUMATICO

A essere onesti anche aendo accesso al testo le cose non sembravano migliorare :la bmbina in questione infatti non sopravvive alla marachella che ha combinato e dopo aver giocato on i fiamiferi ed aver preso fuoco finisce in un mucchietto di cenere sotto gli occhi dei due gatti di casa, anche loro in figura.

Per chi se lo stesse chiedendo sì, anche questo è illustrato e si possono vedee i due mici accanto alle ceneri della bimba.

Dopo una simile introduzione non faticherete a capire perché ho voluto introdurre questo libro proprio in tempo per Halloween : il materiale al suo interno, almeno a mio parere, basterebbe a spaventare un bambino per settimane, questo soprattutto se il bambino  è cresciuto con le stesse filastrocche edulcorate con cui sono cresciuta io.

Questo libro è popolato da monelli disobbedienti che vengono puntualmente puniti, ma è il “come” che lascia perplesso il lettore.

Hai il vizio di succhiarti le dita? Nessun problema, ti verranno troncate di netto. 

Non vuoi mangiare la zuppa? Non avrai altro (questo mi ricorda qualcosa) e insistere nel rifuto non ti porterà a niente, se non a dimagrire drasticamente e eventualmente a morire di fame, letteralmente.

La zuppa verra in seguito piazzata sulla tua tomba. Davvero.

Al primo impatto mi è risultato difficile meteabolizzare lo Struwwelpeter/Pierino Porcospino: non capivo come si potesse leggere qualcosa del genere  ad un bambino e l’unica spiegazione che la mia mente riusciva a trovare era legata all’epoca in cui il libro è stato scritto. La prima edizione risale al 1845 e, in quell’epoca, non potevano certo avere una visione moderna della pedagoiga, così mi dicevo. Delitto e castigo.  La stessa filosofia ce si apllicava da noi quando si facevano inginocciare i bambini sui ceci, così pensavo, ma mi sbagliavo e d’altro canto se così no fosse non sarei davvero qui a parlare di un libro del genere.

…MA ANDANDO OLTRE LE APPARENZE E LEGGENDO IL CONTESTO…

Da un lato la mia supposizione non era del tutto sbagliato: l’autore del libro era infatti un medico e psichiatra che teneva sopprattutoo al fatto che le sue storie avessero una morale chiara e portassero i bambini ad applicare quelli che per lui erano i cpomportamenti più “corretti”.  Il suo scopo non era necessariamente divertire  e le punzioni iperboliche fungevano più che altro da “avvertimenti”.

Da un lato otremmo quindi archiviare “Pierino Porcospino” come relitto di una pedagogia datata e non parlarne mai più (la tentazione ci sarebbe) ma come spiegare allora l’enorme successo che il libro ha avuto nei paesi nordici dove è molto amato e ha un’importanza culturale notevole?

A mio parere il suo successo nasce da una particolare interpretazione che i popo li più a nod hanno saputo dare a questo testo.

Le punizioni iperboliche, proprio in virtù del loro essere così esagerate e inverosimili, divertono anziché spaventare e, allo stesso tempo, rimane una morale chiara e intelleggibile che il bambio può applicare alla vita reale.  “Mangia la tua zuppa”, “Non prendere in giro chi è diverso da te”, “Tagliati unghie e capelli” e così via.

Si tratta di vero e proprio humor nero per bambini, cosa che, una volta entrati nell’ottica giusta per poterla metabolizzare,potrebbe risultare addirittura innovativa. 

Non posso credere di starlo scrivendo davvero, ma credo che a fronte delle due percezioni del testo (la nostra e quella di Paesi come la Germania, dove ha avuto maggiore successi) ci sia una diversa concezione dell’infanzia e più in generale una diversa visione del bambino e di quale possa essere la sua sensibilità.

Confesso di aver girato un po’ la biblioteca locale della mia zona e devo dire che anche solo a occhio la differenza è impressionante. Mentre nelle biblioteche italiane, almeno da quel che ho potuto vedere io, domina la narrativa a scopo ludico, qui, sempre per quel che riguarda la mia esperienza, dominano i testi didattici.

Stando così le cose non fatico a credere che un testo didattico ma con una forte carica ironica (volontaria o meno si può discutere) come Der Struwwelpeter abbia potuto diventare un’icona tanto da essere letto ancora oggi!

CURIOSITà: IL LEGAME SPECIALE CON FRANCOFORTE

Per chi non lo sapesse Heinrich Hoffmann, autore del libro, era originario di Francoforte e la città ha molto a ccuore la figura del dottore, oltre che naturalmente quella del personaggio da lui creato.

Qui è possibile trovare di tutto a tema Struwwelpeter: dalle farmacie ai ristoranti.

Non manca nemmeno il museo dedicato che potete trovare qui.

Mi scuso inoltre con i lettori per aver sconfinato di nuovo nel campo del “travel blogging” più che una recensione questa era la condivisione di una piccola chicca letteraria della città.

Una curiosià turistica legata ai libri per bambini diciamo 🙂

Scusate, ma proprio non ho saputo trattenermi. Voi che ne pensate? Lo leggereste mai ai vostri bambini? Fatemelo sapere nei commenti o ancora meglio nel gruppo fb “Elephant with a book <3”.

 

L‘ho appena creato e adesso è piccolo e vuoto 🙂 vi aspetto per farlo crescere e scambiarci idee e consigli 😀 :D.

Un saluto dalla vostra elefantina ex-lettrice! <3