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Raramente una storia riesce a commuovermi al punto da inumidirmi gli occhi (o per lo meno è raro che ci riesca una pubblicazione per bambini), ma L’albero di Silverstein pare essere, almeno nel mio caso, l’eccezione che conferma la regola.

Ancora più raramente apprezzo i libri per bambini che sono “troppo adulti” nel senso che possono sinceramente piacere al genitore, ma che il bambino difficilmente riuscirà a comprendere appieno. Ancora una volta L’albero è l’eccezione.

L’ALBERO: PRIMA DI TUTTO UNA STORIA D’AMORE

La storia, che in inglese è stata più opportunamente intitolata “The giving tree”  ossia l’albero che dà/dona, parla di un amore incondizionato e totalizzante (che potrebbe benissimo essere quello del genitore verso il figlio), amore che colpisce tanto di più in quanto “unilaterale”.

Mi spiego meglio, all’inizio ci viene presentata una situazione ben bilanciata. L’albero ama il ragazzo e lui gli tiene compagnia e gioca sul sulle sue fronde.

Il ragazzo (o per meglio dire il bambino) a sua volta ama passare il tempo con l’albero a giocare e a riposarsi alla sua ombra.

L’albero è, almeno a mio avviso, parallelo alla figura del genitore, che è centrale nei primi anni di vita del bambino, e che poi deve prendere le distanze da questo per lasciargli il tempo di crescere.

L’albero e il bambino spendono molto tempo insieme, beneficiando l’uno della presenza dell’altro.

E DI ALLONTANAMENTO

Crescendo però il bambino diventa più indipendente, espande il suo mondo e di conseguenza si allontana dall’ombra dell’albero.

Ha  interessi diversi ora e in vano l’albero gli chiede di giocare fra le sue fronde e dondolarsi sui suoi rami come faceva un tempo.

Il  bambino diventa un ragazzo, poi un uomo, poi un vecchio, e con il passare degli anni cambiano anche le sue esigenze…e l’albero? Nonostante il mutare della situazione i suoi sentimenti non sono mai cambiati: imparerà, suo malgrado, ad adattarsi, perché quello che vuole più di ogni altra cosa, è la felicità del bambino, anche a costo della propria.

AMARE TROPPO? COSA  NE PENSO …

Quello che mi ha colpita di più in questo libro è quanto l’amore dell’albero sia disinteressato al punto tale che l’albero arriva a dare tutto sè stesso per il benessere di chi ama anche se questa persona sembra non accorgersene (oppure semplicemente non gli importa) e anche se le decisioni che prende lo porteranno inevitabilmente a soffrire.

Un comportamento che si rivela distruttivo per la povera pianta.

Alla fine del racconto infatti l’albero non è che un povero tronco mozzato.

So benissimo che mettere il prossimo prima di sé stessi non è sempre un comportamento sano ed è alla base anche di problemi sociali e mi sono chiesta se questo libro potesse incoraggiare in qualche modo comportamenti problematici, ma sono giunta alla conclusione che non è così.

L’albero “che dà” fa sì numerosi sacrifici per una persona che sembra non curarsene, ma ad un certo punto arriva a dire “Non ho più niente da darti ragazzo” .

il ragazzo, ormai vecchio, capisce che quell’albero si è sacrificato enormemente per lui.

Dà valore a quel sacrificio e torna a sedersi assieme al suo amico un’ultima volta.

LA RICONCILIAZIONE

Entrambi sono finalmente felici …e aspettano.

La chiusura del libro per me  ha il tono conciliante di un incontro (anche se ho sentito altre interpretazioni, inclusa quella che vede i due attendere assieme la morte senza che il ragazzo abbia realmente capito nulla di quanto accaduto).

Io la vedo diversamente: due anime che hanno sempre viaggiato “a velocità diverse” si ritrovano grazie ad  un atto finale di comprensione reciproca.

Se durante tutto il libro non ho mai provato una grande simpatia per il ragazzo, che mi sembrava egoista e assorbito solo da sé stesso, verso la fine sono riuscita a perdonarlo capendo che, forse, il suo comportamento era dovuto solo alla giovane età più che ad una vera e propria noncuranza nei confronti dell’albero.

Proprio dall’albero il ragazzo tornerà durante la sua vecchiaia, anche se ormai la pianta non ha più niente da dargli.

Forse è questo a redimere il ragazzo che durante tutto l’arco narrativo vediamo “ricevere” senza mai dare nulla in cambio… il fatto che alla fine riconosca il valore dell’amore dell’albero,torni da lui, e nel fare questo in qualche modo “si scusi” per gli anni di assenza e noncuranza.

LO CONSIGLIEREI? MI PIACE?

Sicuramente si tratta di un libro profondo ed è possibile interpretarlo in vari modi, alcuni anche cupi, ma il finale aveva per me un qualcosa di confortante.

Sì i protagonisti sono vecchi e “consumati” …ma lo sono insieme, e sono felici, forse per la prima volta, insieme.

Ho letto questo libro ad una seconda elementare e onestamente non saprei dire quanto abbiano capito e quanto no (hanno certamente compreso la trama in sé e per sé, ma forse il sotto-testo emotivo era ancora troppo complesso per loro).

Comunque come spesso accade in questi casi mi sono anche trovata a dubitare di me stessa e a pensare che forse stavo sottovalutando i bambini.

Una delle mie piccole ascoltatrici infatti, dimostrando più empatia di quel che mi aspettavo, finita la lettura mi ha guardata e ha detto “Era molto bella questa storia“. Il che mi ha dato un’ulteriore soddisfazione 🙂 .

Qualcuno ha letto questo libro? E se sì che sentimenti vi ha trasmesso?

Anche discutendone con altri non siamo mai arrivati ad una conclusione unanime. Addirittura un’altra volontaria con cui collaboro si è proprio rifiutata di portarlo ad una lettura perché lo ritiene “troppo triste” … mah…