(3 / 5)
Titolo opera: La ragazza dei lupi
Età consigliata:  dai 12 anni
Autore  Katherine Rundell
Editore:  Rizzoli
Anno di pubblicazione:  2016
Copertina rigida, 277 pag.
Prezzo:12,75 €

 

UNA CORAGGIOSA CAPPUCCETTO ROSSO “AL CONTRARIO”

Sono venuta in contatto con questo libro per ragazzi in quanto una scuola ci aveva richiesto un percorso di lettura alquanto specifico, incentrato sull’ “Occhio del lupo” , di Pennac, quindi è scattata la ricerca di materiale correlato. A colpirmi fin da principio è stata l’immagine in copertina con i suoi forti contrasti cromatici, e per la presenza dei lupi affiancati ad un’ esile ragazzina con un cappuccio rosso.

L’associazione è stata immediata. “Cappuccetto Rosso?” ho pensato.

E in effetti non avevo torto, questo romanzo è ciò che sarebbe Cappuccetto Rosso se invece di essere una fiaba su una ragazzina ingenua e indifesa fosse una favola su una ragazzina tostissima e in grado di cavalcare le avversità (e  i lupi) per ottenere quello che desidera.

Il romanzo è ambientato in una Russia dove ormai lo Zar, assorto dai problemi personali, ha perso ogni interesse a governare affidando il suo regno a Rakov, un generale assetato di potere e con pochi scrupoli.

Proprio Rakov diventerà, per una serie di eventi, nemico della piccola Feodora, detta Feo, che da anni vive da sola fra paesaggi innevati. A farle compagnia solo la madre…e i lupi, che Feo non teme e considera come una famiglia.

LUPI AMMAESTRATI NEL FREDDO CUORE DELLA RUSSIA

Perché un soffialupi è il contrario di un domatore: accoglie un lupo cresciuto in cattività e gli insegna a vivere di nuovo tra i boschi, a ululare, ad ascoltare il Richiamo della foresta. -Katherine Rundell- La ragazza dei lupi

Il libro inizia infatti con una premessa che ha il sapore della favola e ci parla di una nobiltà russa ricca e opulenta che utilizza i lupi come animali domestici da mettere in mostra.

Li ammaestra, insegna loro a stare a cuccia, dare la zampa, li nutre a caviale e Champagne…e li tiene incatenati, e tutto questo per dimostrare che può farlo… ma non sempre le cose vanno come previsto poiché un animale selvaggio resta sempre tale, e così accade anche che un lupo, stufo delle continue angherie subite, possa ribellarsi al padrone e staccargli una parte del corpo che lui avrebbe voluto tenersi.

A quel punto il lupo non è più adatto a vivere in società e deve essere esiliato, poiché, così si credeva a quel tempo, uccidere un lupo porta male. Il lupo deve essere quindi “rieducato” e reintrodotto in libertà, ma per poterlo fare è necessario che impari di nuovo ad essere selvaggio… Qualcuno deve ricordargli la sua natura. Quel qualcuno sono i cosiddetti “soffialupi” e Feo è una di loro.

I LUPI COME FAMIGLIA E LA RICERCA DELLA MADRE PERDUTA

Feo è cresciuta in mezzo ai lupi che conosce meglio degli uomini, infatti il suo unico legame con il mondo umano è quello con la madre, anche lei una solitaria soffialupi che ha dedicato la vita a questi animali e alla natura selvaggia.

Purtroppo l’abitudine dei nobili a disfarsi di un gran numero di lupi, e il loro conseguente reinserimento in natura, ha portato ad un generale sovraffollamento nelle foreste circostanti i territori dello zar.

I lupi sbranano gli animali dello zar, e la colpa ricade sui soffialupi che vengono visti da Rakov come i veri responsabili.

L’ordine che giunge a Feo e a sua madre è uno e uno solo “Sparare ai lupi anziché liberarli“, ma questo loro non possono proprio farlo, per questo la vendetta del generale sarà spietata.

Egli porterà via la madre di Feo, dando il via all’avventura della bambina che anziché rassegnarsi all’accaduto farà quello che fanno i lupi…lotterà.

DOPOTUTTO, UN ROMANZO DI FORMAZIONE

Questa storia ha il fascino del romanzo di formazione: vediamo partire una bambina, ma quella che ci aspetta a destinazione è ormai una giovane donna consapevole delle avversità della vita.

Ma questo non è l’unico elemento che rende la storia fascinosa, certo c’è l’ambientazione: i lupi, la neve, il bianco paesaggio russo, ma questi non sono che elementi superficiali, a mio avviso il vero fascino di “La ragazza dei  lupi” sta “nella caduta dei giganti”. 

La piccola Feo è il nostro Davide e Rakov è Golia, i lupi, la roccia che lo colpirà.

I lupi rappresentano la vita, sono indomabili, coraggiosi, anarchici.

Non hanno altro capo se non sé stessi e per questo sono la nemesi perfetta per un generale che vuole piegare la volontà degli uomini e della natura al suo volere e che brucia tutto ciò che non può controllare, perché, così ci viene detto da Ilya, protagonista maschile del romanzo, niente terrorizza un uomo più di veder bruciare qualcosa che ama. E quello che Rakov vuole è proprio essere temuto, ma Feo non lo teme e la sua natura è selvaggia come quella dei suoi lupi, proprio per questo Rakov la vuole eliminare…e perché Feo offre al popolo qualcosa che gli manca da tempo: la speranza. Questo romanzo piace perché ci dà qualcuno per cui tifare, anche contro ogni probabilità.

CONSIFERAZIONI FINALI

Alcuni punti della narrazione mi sono sembrati un pò “scontati” e mi sono ritrovata a prevederli ancora prima di leggerli, ma in generale la cosa accadeva di rado e non risultava fastidiosa, anzi, il finale (che non rivelerò per ovvie ragioni) mi ha sorpreso per più di una ragione.

Chi ha letto il libro non me ne voglia perché ho dedicato al piccolo Ilya, il soldato bambino che non voleva combattere, una sola riga: è un personaggio al quale chi leggerà il romanzo si affezionerà certamente, è gentile, onesto, di buon cuore e sicuramente si ricaverà un posto nel cuore del lettore.

I lupi: Nero, Grigia, Bianca, Zampamolle e il cucciolo, esattamente come gli esseri umani, sono perfettamente caratterizzati. Ognuno è fatto a modo suo e anche con loro il lettore dovrà fare conoscenza  un po’ alla volta.

Raccomando questo libro? Sì, non l’ho adorato, ma nemmeno mi è dispiaciuto. Lo definirei godibile e secondo me ha i suoi momenti toccanti. “La ragazza dei lupi” non è proprio un “libro Alpha” … o come minimo non collima  al cento per cento con i miei gusti personali, ma fa quel che deve fare.

Ti porta alla fine del viaggio, con Feo, perché il branco non abbandona nessuno. Oltretutto la cosa è particolarmente degna di nota dal momento che è stata una lettura “dettata dalla necessità”.

LO CONSIGLIEREI?

Raramente riesco a trovare del buono in un libro che mi viene imposto dall’esterno.

Leggere è come mangiare o dormire, lo si dovrebbe fare solo perché se ne sente il bisogno, ma se  ho trovato qualcosa da amare in questo libro è perché qualcosa da amare c’era.

Sono contenta di averlo letto e un giorno, in inverno, quando fuori farà freddo e io non avrò che una tazza di the e una coperta per scaldarmi, lo leggerò …di nuovo…

Tre stelle e mezza, perché mi ha quasi convinta a correre con i lupi. 🙂