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Titolo opera: Ingo e Drago
Età consigliata:  dai 7 anni
Autore/Illustratore:  Mira Lobe, Francesca Trabacchi
Editore:  Piemme
Anno di pubblicazione:  1993
Copertina morbida, 128 pag.
Prezzo: 6,97 €
Pro: buon libro sull’amicizia
Contro: tema della cura non sempre affrontato nel modo migliore

UN LIBRO CHE RICORDO FIN DA BAMBINA

Ci sono alcuni testi più di altri con cui risulta particolarmente difficile essere oggettivi, Ingo e Drago, per me è uno di questi. Ha caratterizzato la mia infanzia, tanto che rovistando fra gli scaffali alla ricerca di una lettura per una prima media non ho potuto fare a meno che venirne attirata. Sono consapevole che l’età indicata è un attimo inferiore agli 11 anni ( se 4 anni si possono definire un attimo), ma ho deciso di portare comunque il libro con me. come “jolly”.

Una carta segreta da sfoderare in nel momento in cui la classe si stancherà e avrà bisogno  di una lettura leggera e gradevole. Ad inizio lettura ero curiosa ed agitata: mi chiedevo se il titolo che tanto avevo amato da bambina avesse retto la prova degli anni o se fosse invecchiato in maniera orribile e rileggendolo mi sarei poi trovata a chiedermi “Ma davvero mi piaceva questa roba?!”.

…e lì, sarebbe cascato un mito, un altro piccolo pezzo di infanzia perduto. Comunque per chi non fosse cresciuto negli anni 90 (la prima edizione dell’opera risale al 1993) e non avesse la più pallida idea di che cosa io stia parlando, basterà dire che “Ingo e Drago” è un piccolo gioiello Piemme Junior, parte della storica collana “Il Battello a Vapore”, che penso non abbia bisogno di presentazioni essendo una delle più note anche a chi, dal punto di vista della letteratura per ragazzi “ha sempre vissuto sotto una roccia”.

Va detto che per un fattore generazionale quando penso al “Battello a Vapore” penso al MIO battello, e quindi la lista di titoli che andrò a trattare almeno in fase iniziale sarà piena di lacune considerando che la collana è in costante evoluzione e molto di quello che la caratterizza oggi doveva essere ancora stampato quando io mi divertivo con Ingo e Drago. (il libro è ancora disponibile  in catalogo fra l’altro, chi l’avrebbe mai detto!)

LA TRAMA IN BREVE

Ingo sta giocando a pallone, quando lo perde di vista e cercandolo si imbatte in una cosa rotonda: qualcosa che sembrerebbe essere un uovo e che in effetti si rivela tale. Ne esce un piccolo verme banco, disgustoso sì ma anche indifeso e bisognoso di cure. All’inizio riluttante Ingo se ne prende cura e gli dà il nome di Drago. Nasce così un legame profondo ma non privo di complicazioni che li porterà a mettere alla prova la loro amicizia fino all’estremo.

PRENDERSI CURA DI UN CUCCIOLO

Iniziamo le considerazioni su questo libro partendo da un dato che è lampante ma che in qualche modo la mia giovane mente era riuscita a farsi Drago è il perfetto parallelo di un cane sporca corre per la casa, deve essere educato ecc…

Alla sua base la storia non è altro che un piccolo “manuale” per i bambini che hanno appena adottato un amico a quattro zampe, che cerca di mostrare al bambino tutte le difficoltà che avere un animale comporta. I genitori di Ingo, ad un certo punto, arrivano al punto di bandire l’animale dagli spazi domestici e lo confinano sul balcone cosa che, onestamente, mi ha disturbata alquanto  perché lasciare un animale (anche un Drago) a vivere negli spazi ridotti di un balcone è veramente crudele e dal momento che questo dettaglio non è neanche vitale per lo sviluppo della storia, si sarebbe anche potuto evitare.

Non che Drago venga effettivamente maltrattato, ma in generale la famiglia è  descritta come maldisposta nei confronti dell’animale.

ALCUNI PUNTI CRITICI

Ci sono dei momenti dì assoluta tenerezza, quello del momento della nascita di Drago, per esempio, in cui si enfatizza l’importanza delle relazioni di cura, ma questi momenti edificanti si alternano ad altri alquanto sconcertanti. Sempre alla nascita di Drago, per esempio, assistiamo ad una scena in cui Ingo, disgustato dall’aspetto dell’animale, medita di ( e qui cito) “Portarlo sul terrazzo. Così magari cade di sotto…”. Ecco, questa frase esatta non me la ricordavo, e mi ha lasciata frastornata.

Questi momenti alla ” Cosa ho appena letto” sono in verità molto pochi, un altro di essi che mi ha fatto storcere il naso è la scena dell’abbandono di Drago.

Il padre di Ingo decide infatti di lasciare la bestiola allo zoo e privato di ogni alternativa Ingo lo porta via, in un orto che nessuno cura più: certo, torna a prenderlo, ma la cosa servirà a ben poco.

Detto ciò anche questa parte “scomoda” ha un che di educativo, dal momento che al ritorno di Ingo, Drago non si lascia avvicinare da lui, In parte perché è cresciuto e in parte perché i legame di fiducia assoluta che c’era tra loro è stato danneggiato, e difficilmente tornerà come prima.

Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico – Albert Camus

Il Drago che troviamo alla fine del libro in qualche modo è cresciuto e padrone di sé stesso, e Ingo deve fare i conti con questa realtà oltre che con le sue stesse azioni e In questo, per me,  c’è qualcosa di toccante.

Anzi in un certo senso è proprio il rompersi del legame fra Ingo e Drago a convincerci che quel legame è esistito e che, fino a quel momento era reale.

LO CONSIGLIEREI?

Se quindi dal punto di vista della cura dell’animale il libro ha dei punti quantomeno discutibili, rimane valido e a punti toccante per quanto riguarda il tema dell’amicizia.

Si tratta di un libro che consiglierei? “Snì.”

Rileggerlo è stato molto bello e non è nemmeno invecchiato troppo male, ma sono convinta che senza guardare troppo lontano (anche nella stessa collana) si trovino titoli più adatti ad un pubblico moderno e che tanto del mio affetto per questo racconto, comunque piacevole, sia legato più all’ “Effetto nostalgia” che ad altro.

In ultimo vorrei dire che io adoro Mira Lobe è un’autrice che ha dato tantissimo alla letteratura per bambini e due dei libri che ricordo meglio da quando ero piccola sono suoi (uno appunto questo “Ingo e Drago” e l‘altro “La nonna sul melo” .)

Le critiche espresse qui non sono tanto all’opera in sé che era perfettamente contestualizzata quando la lessi da bambina, quanto all’opera nel contesto moderno, la storia ha diversi anni rispetto a quando la sentì narrare per la prima volta e li porta bene, ma non benissimo.

Questo libro è un piccolo Drago diventato adulto, e forse è giunta l’ora di lasciarlo volare via.