Buongiorno lettori!

La vostra elefantina (ormai ex lettrice) si è recentemente trasferita in Germania dove resterà per un anno.

Questo fatto non è nuovo e chi segue un minimo il blog saprà che ho scritto e riscritto del mio trasferimento nelle terre teutoniche in praticamente tutte le salse immaginabili. Un’altra cosa che ho scritto più volte è che, causa i numerosi impegni, il tempo per il blog ( e di conseguenza i contenuti che posto) si sono ridotti di molto…ma Hey 🙂 questo è un bene e tutto sommato significa che la mia vita va per il verso giusto. In ogni caso non vale la pena star qui a ripetere ad oltranza cose già dette, per cui andiamo al sodo e parliamo direttamente della Fiera del libro di Francoforte, a cui per la prima volta ho potuto partecipare anch’io! (Un piccolo bonus per il trasferimento).

Un grande evento in senso metaforico, ma anche pratico

Potrei tranquillamente intitolare questo paragrafo “Il dolore alle gambe parte 1^” …Quando si va a questo tipo di eventi si deve essere preparati a scarpinare un po’, ma le dimensioni della fiera (oltre che il suo contenuto) hanno decisamente superato le mie aspettative.

Naturalmente potrebbe arrivare sul blog qualche “veterano” pronto a smentire la mia impressione…della serie:

“Ma che stai dicendo, quest’anno era particolarmente piccola/vuota…Niente di che”

Però nella vita il contesto è tutto, e per chi come me è abituato ad eventi di piccole e medie dimensioni un’esperienza del genere ha davvero qualcosa di magico (essendo poi la prima volta che riesco a visitarla non ho neanche le edizioni precedenti a farmi da “metro di confronto”).

Merchandise che ho colpevolmente comprato scialaquando il mio denaro

Mi sono limitata a godermi la bella esperienza senza farmi troppe domande e va bene così 🙂 non a caso ho fatto l’ingenuo errore di acquistare un solo biglietto convinta che in un giorno sarei riuscita, se non a partecipare a tutti gli eventi (che si svolgono  ovviamente in giorni differenti) almeno a dare un’occhiata a tutti i padiglioni…. e ovviamente mi sbagliavo.

Il risultato è stato quello di  riuscire a visitare un numero limitato di padiglioni, e se da un lato la cosa mi dispiace, dall’altro sono riuscita a vedere la cosa che più mi interessava, ossia la sezione dedicata ai libri per l’infanzia. Quest’ultima però si è rivelata davvero piccola se rapportata alla mole complessiva della fiera 🙁 oltre a ciò venivano riproposti molti titoli che già avevo avuto modo di conoscere alla fiera del Libro di Bologna, ho avuto quindi un effetto dejavù che era ancor più strano se si considera che i libri presenti erano una selezione ristrettissima (quini ci si sarebbe potuti concentrare di più sulle novità degli ultimi mesi?). –> D’altro canto se si parla di letteratura di alto livello immagino che sia normale trovare più o meno sempre gli stessi nomi ai vertici, soprattutto se si considera che il mercato è tutt’altro che in espansione.

Foto molto mossa di un espositore di libri per bambini

Sprechen Sie Deutsch? Ovvero il problema della lingua

Uno degli aspetti che preferisco per quanto riguarda fiere del libro ed eventi affini è la multiculturalità.

Sarà possibile trovare libri in qualsiasi lingua, ma raramente si sarà in grado di comprendere esattamente quello che si sta guardando, a meno di non essere poliglotti.

Il senso di “spaesamento” sarà ancora peggiore per quelli che, come me, si saranno recati alla fiera sena un obbiettivo preciso a parte quello di darsi un’occhiata intorno.

Alcune case editrici si muniscono di versioni in inglese dei propri titoli di punta per facilitare gli ospiti “internazionali” ma non sarà raro trovarsi di fronte ad un titolo magistralmente illustrato e sfogliarlo tutto per poi chiedersi :

“Ma sarà davvero un bel libro?”. 

Io in particolare ho speso lunghi minuti fissando sconsolatamente libri in cinese e in norvegese, maledicendo silenziosamente il mio cervello che più di 2 lingue e mezza non riesce a imparare.

La prevalenza dei libri è comunque scritta nella lingua del Paese ospitante, in questo caso il tedesco, così come in tedesco sono la maggior parte degli eventi e delle discussioni, il che ci porta al punto successivo, ossia, data la mia incapacità di prendere parte alle conversazioni in modo produttivo,indovinate a cosa mi sono dedicata?

WORKSHOP! WORKSHOP! WORKSHOP!

Sì, ho fatto il tour di tutti quei piccoli workshop pratici in cui c’è da “smanettare” con carte e inchiostri e non è necessario conoscere più di tanto il tedesco.

Nello specifico mi sono data al Frottage presso lo stand del Gutenberg Museum, che ha sede sempre qui a Francoforte, e in seguito ho utilizzato il the come “inchiostro” per “dipingere” su un tessuto di tela/cotone.

Quest’ultima attività non era esattamente il mio forte e se non fosse stato per l’aiuto della ragazza allo stand mi sarei limitata a “pocciare” il mio fazzoletto nel the in stile fetta biscottata e questo è quanto. Comunque l’attività era organizzata dalla Cina e in particolare promuoveva le opere dell’artista Ye Ke, che riesce a creare opere meravigliose e straordinariamente dettagliate utilizzando questo metodo pittorico tradizionale, ma a colpirmi davvero è stato il motivo per cui questo workshop è stato organizzato.

Le persone presenti volevano infatti diffondere la consapevolezza nel pubblico della ricchezza culturale e soprattutto architettonica della Cina. Allo stand ci è stato spiegato come vecchi edifici che vengono visti come “privi di valore” dal governo e abbattuti per far posto a fabbriche moderne, rappresentino in sé e per sé parte della ricchezza culturale cinese. –> Il concetto che la conoscenza porti alla protezione della cultura e che si possa far conoscere al pubblico quest’aspetto della Cina tramite la sperimentazione e il “lato ludico” delle tradizioni mi ha molto affascinata e credo che ci dedicherò un post a parte <3

🙂 Questo era il piccolo resoconto della mia gita alla fiera. Qualcuno c’è stato?

Cosa vi ha colpito maggiormente?

 

Io vi saluto da Francoforte, la città incantata