Ok evidentemente non sono sempre “sul pezzo” visto che il libro di cui vi voglio parlare oggi: “Beautiful you”, di Chuck Palahniuk è uscito ben 4 anni fa nel lontano 2014, e io vengo a sapere solo ora della sua esistenza nonostante un buon mezzo scaffale della mia libreria sia dedicato ai dorsi gialli dei miei amati libri di Palahniuk.

Ecco cominciamo da questo.

Io li ho amati quei libri, quasi tutti almeno.

“Gang Bang” e “Cavie” erano un po’ troppo estremi per me e non erano esattamente in linea con i miei gusti, ma comunque dall’autore di “Survivor”, “Soffocare” e “Invisible Monsters”,mi aspettavo un certo livello. Voglio dire quando qualcuno mi chiedeva consigli su Palahniuk la mia risposta era:

Quell’uomo potrebbe scrivere un libro di 200 pagine sul rumore che fa la macchinetta del caffè nel mio ufficio e sarebbe comunque bello.

Questo fino ad oggi.

LA COPERTINA: UN CAMPANELLO D’ALLARME?

Per chi se lo stesse chiedendo non sono assolutamente una neofita e in generale non ho nulla contro l’autore: tutt’altro, ecco qui Il mio Chuck Pack, accumulato in anni di fedeltà all’autore.

Eppure nemmeno il mio amore per il suo modo di scrivere in generale è riuscito a farmi piacere questo libro, e per fortuna non ho ancora raggiunto il punto in cui chi scrive conta più di quello che è scritto.

Devo dire che in parte la colpa è anche mia che ho ignorato un segno che nei libri in generale (soprattutto quelli che hanno un grande potenziale commerciale) mi ha sempre inquietata: il nome dell’autore in copertina, BELLO GRANDE tanto da competere alla pari con quello dell’opera, TREMENDAMENTE GRANDE.

SOSPETTOSAMENTE GRANDE, grande quasi alla Stephen King per intenderci.

Dunque…Mi sono fatta fregare dal bel faccione di Chuck sul retro e mi sono fiondata al banco prestiti della biblioteca (almeno non ci ho rimesso dei soldi).

E com’era questo “Beautiful you?”

  • Volgare – ma da Chuck potevamo aspettarcelo.
  • Sopra le righe – ma anche questo potevamo aspettarcelo.
  • Grottesco- com’è nel suo stile.

…E nonostante questo (perdonami Chuck!)…quasi banale. 

Non mi ha shockata, era privo di quel “risvolto geniale” che nelle sue storie oramai mi aspetto.

UN LIBRO “CHE NON DECOLLA” MANCA LA SCINTILLA DEGLI ESORDI

Ho continuato a leggerlo fino all’ultima pagina. Ci ho creduto fino alla fine, ma quelle poche righe con cui lui di solito cambia tutto quello che credevi di sapere sulla storia e ti fa cadere la mascella al pavimento questa volta non c’erano.
La protagonista è scialba e insulsa. Una ragazza senza obbiettivi particolari ed estremamente volubile che, pur essendo in teoria femminista (quest l’autore ha voluto precisarlo) cade ai piedi di un uomo ricchissimo solo perché lui pare darle un barlume di attenzione. Una macchietta affamata di affetto che diventa il giocattolo sessuale di questo riccone che ho odiato fin dalla prima riga in cui è apparso.
Ok che è in teoria il “villain” ma anche nel suo caso la caratterizzazione è carente e i motivi che lo spingono all’azione talmente banali che, anche se non farò spoiler, potreste tranquillamente spararne tre a caso e indovinare in pieno.

Ora io non sono una puritana e da fan di Chuck non mi faccio spaventare da un paio di scene sconce, ma l’ammontare di sesso in questo libro è davvero troppo, e nemmeno gestito bene come era in Gang Bang dove almeno la cosa era contestualizzata e serviva all’evolversi della trama.

Troppo, troppo e talmente insensato da risultare persino fastidioso oltre che terribilmente ripetitivo tanto che a metà libro mi sono ritrovata a parlare da sola con l’autore, come se potesse sentirmi.

“Chuck questa scena l’abbiamo già vista, ti prego vai avanti con la trama vera e propria, ti prego”.

… E POI IL FINALE

No no, un colpo di fulmine di quelli che ti bruciano proprio, e ti feriscono: dico solo una cosa…Baba Barbagrigia… chi lo ha letto mi capirà. Da lì in poi è stato un piano inclinato verso il declino.
Il finale che vanifica quel poco di trama che c’era. Tutto che si conclude in un nulla di fatto.
L’ho odiato come non mi aspettavo di poter odiare qualcosa di Chuck.
Alla luce di questo, il libro che segue “Beautiful you”, uscito nel 2015 e intitolato “Make Something Up: Stories You Can’t Unread.” mi sembra quanto mai sospetto. Gli darò ovviamente una possibilità, ma sono diffidente.
Che davvero l’autore abbia perso il “tocco” e si stia riducendo a “inventarsi qualcosa”?